L’ORSO CHE NON C’ERA

L’ORSO CHE NON C’ERA

Lo spettacolo è liberamente ispirato al libro “l’orso che non c’era” di Oren Lavie e Wolf Erlbruch.

La figura dell’orso, più di quella di ogni altro animale, è utilizzata dagli uomini per raccontare miti e leggende .Questo animale, simpatico e feroce, familiare e primitivo continua ad esercitare una forte attrazione in quanto si presta bene a sostituire l’essere umano nelle narrazioni per bambini .

Il nostro protagonista compie un viaggio alla ricerca della propria identità, e ad ogni tappa si pone le grandi domande della vita, con tenera semplicità.   Vagando nella fantastica foresta, alla scoperta delle molteplici sfumature del silenzio, incontra un topo pensatore, un vecchio amico coniglio e una volpe saccente, che lo conducono al segreto delle cose non dette.

Una volta raggiunta la sua tana e incontrata la sua immagine riflessa l’orso si definisce felice, ma invece di essere finalmente al sicuro dovrà affrontare varie minacce provenienti dall’esterno e volte a snaturare la sua immagine e le sue abitudini.

Riuscirà il nostro orso a rimanere se stesso anche se apparentemente dovrà mutare aspetto?

CHI E’ BELLA?

CHI E’ BELLA?

Una strega di nome Bella, un orco puzzolente e quattro animaletti del bosco sono i protagonisti di questa storia che ci fa riflettere su come sia soggettiva la bellezza.

La povera strega proverà ad usare tutti i suoi poteri per correggere i suoi “difetti”: la gobba, il naso a patata e il mento sporgente e apparire migliore agli occhi dell’orco.

Ma basteranno i colpi di bacchetta magica a far diventare la strega bella di nome e di fatto? chissà se il suo pretendente apprezzerà il suo nuovo aspetto o sarà talmente deluso da non riconoscerla.

Uno spettacolo che utilizza il linguaggio mimico e comunicativo dei burattini a guanto per divertire anche i più piccoli con effetti a sorpresa e disavventure comiche.

Durata: 55 minuti

Età: dai 3 anni

Tecnica: burattini a guanto con gambe

Fonti: Liberamente ispirato al libro di Canizales “Bella”

Necessità tecniche: attacco di corrente, spazio in piano di almeno 2×2 metri

U topi A

U topi A

Le parole che raccontano il mondo non sono quasi mai neutre e descrittive, ma servono a costruirlo, a colorarlo di emozioni e riempirlo di giudizi e di pregiudizi.

Termini come extracomunitario, immigrato, clandestino e perfino straniero, all’apparenza privi di connotazioni negative, si sono caricati strada facendo di sentimenti legati alla paura, alla diffidenza, al sospetto e all’esclusione.

All’interno di uno spazio intimo, simile alle camere oscure dei fotografi ambulanti, uno spettatore alla volta potrà sbirciare dentro la scatola-teatro e scoprire un mondo diverso, dove le parole assumono significati positivi e anche le esperienze più difficili, come il migrare, diventano momenti di speranza e fiducia nel futuro.

I protagonisti di questo viaggio sono due piccole marionette, uno zio e un nipote, con le sembianze metà umane e metà da topo, riflesso di quell’ambivalenza e spersonalizzazione con cui guardiamo coloro che vengono da lontano.

Durata: 4 minuti a replica

Tecnica: marionette a filo e scenografie a manovella

Testo : ispirato al racconto di Alessandro Ghebreigziabiher “il futuro dei miei”

Voce narrante: Elena Vanni

Manipolazione, ideazione : Valentina Paolini

Costruzione scenografie e teatrino: Valentina Paolini e Giovanni Dispenza